Incontri d'autore - Una serata con Gianluca Grossi

Berna Arte e Cultura ha il piacere di ospitare Gianluca Grossi per la presentazione e la discussione del suo nuovo libro, La libertà è una parola. Sul giornalismo apocalittico (Redea Publishing).

Martedì 28 giugno, ore 18:30 presso il Ristorante Lorenzini, Salotto Lucca.

L’autore sarà presente a partire dalle 17:00 per il firmacopie del volume, che sarà possibile acquistare sul posto. Disponibile anche presso la libreria Libromania, Längass-Strasse 12, Berna.

È richiesta l’iscrizione all’evento.

«È un peccato, però, che molti si siano prestati a scavare un fossato, invece che andare a vedere,

ascoltare, cercare almeno di capire. Ha giocato un brutto scherzo, la pandemia, a chi racconta il mondo: ha fatto credere che si possa farlo rivendicando l’autorità di una versione unica, assoluta, incontestabile. Una versione perentoria. Non è così. Il mondo non fa che sottrarsi alla sua versione, a qualsiasi versione. La vita si sottrae».

(da La libertà è una parola. Sul giornalismo apocalittico)

Un libro nato dall’osservazione ravvicinata del racconto che la stampa (da quella svizzera a quella internazionale) ha fatto della pandemia, con un approccio che ha presentato pochissime eccezioni e i cui automatismi, consolidatisi nel corso di due anni, si sono ripresentati quando è esplosa la guerra in Ucraina. Perché è andata così? A questa domanda, l’autore fornisce una serie di risposte che scaturiscono dall’esperienza e dall’appassionata riflessione sul senso e il significato del suo mestiere.

«Riassumere il libro in poche parole?
È un manuale di sopravvivenza del pensiero indipendente
di fronte al racconto del mondo prodotto dai mezzi di informazione».

(Gianluca Grossi)

Gianluca Grossi

Reporter, cameraman e fotografo freelance ticinese, Gianluca Grossi è l’autore di reportage,

documentari televisivi e libri, fra i quali Infiniti Passi (Salvioni Edizioni), Il senso del taccuino (Edizioni La Regione), Lockdown (Fontana Edizioni). Ha raccontato i fronti di guerra da molte aree del mondo, in particolare dal Medio Oriente. Per il suo lavoro ha ottenuto numerosi riconoscimenti. Ha trasformato in un tatuaggio il motto al quale si ispira: «Il mondo non si racconta mai abbastanza». Ha creato il portale facciadareporter.ch, sul quale scrive.